L’AMERICA è TORNATA

Speriamo di non dover dire mai, in questo caso, “si stava meglio quando si stava peggio” E sì, perché l’alba dell’avvento di Biden, da tanti attesa come l’alba della speranza per un mondo migliore e di pace, dopo le follie e le intemperanze di Trump (una per tutte, il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme), si tinge di foschi colori man mano che il nuovo sole si erge sulle già tempestose acque dei vari oceani.
“L’America è tornata” slogan forte del Presidente Biden, nel suo primo discorso al Dipartimento di Stato, dopo il minaccioso “America First” di Trump, faceva presupporre un’agenda completamente diversa da quella che poi si è manifestata.

Il rilancio dell’atlantismo, pur necessario dopo gli ultimi anni da separati in casa tra USA e UE, si sta però caratterizzando per i suoi contenuti inaccettabili per i “partner” europei, sottoposti al diktat “o stai con me, comunque e sempre e alle mie condizioni,  o stai contro di me”.  La gravissima crisi sanitaria ed economica sta mettendo a nudo la difficoltà degli USA di competere commercialmente, secondo le regole globaliste (e questo è tutto dire), con i nuovi potenti del mondo, la Cina e la Russia.  E’ necessario perciò creare il nemico contro cui scagliare anatemi e scomuniche che si sostanziano in ridicole sanzioni che, per i nuovi rapporti economici mondiali, sanno più di paura e impotenza che di reale potenzialità dissuasiva. Insomma la belva è gravemente ferita e si sente costretta all’angolo…e in queste condizioni disperate può provocare situazioni pericolose per la pace e la sicurezza mondiale. Trascinare l’occidente in questa nuova guerra al nemico, per ora solo economica, imponendo nuove visioni atlantiste da guerra fredda, diventa oggettivamente un problema per la UE e per i singoli Stati che la compongono (molto meno per gli Anglo), in quanto già impegnati in strategici e irreversibili progetti con i presunti nemici (gasdotto Nord Stream, Via della Seta, altri).

Tutto questo mentre Iran, Cina e Russia mostrano i muscoli nell’Indiano, contro la provocazione della cosiddetta “Lega delle democrazie”, e ancora Cina e Iran firmano un accordo di cooperazione per i prossimi 25 anni che prevede 400 miliardi di dollari di investimenti in energia e infrastrutture iraniane a fronte  dei quali Teheran garantirà a Pechino un approvvigionamento stabile di petrolio e gas, e ancora la Cina punta ad accreditare la sua moneta come moneta mondiale di riserva, evento che decreterebbe la morte del dollaro quale moneta unica per le transazioni internazionali.

Domanda a Biden: quanto conviene agli USA gettare, con la sua nuova politica estera aggressiva, Paesi come la Russia, l’Iran e altri, tra le braccia del nemico cinese, o pretendere dall’Europa ciò che è oggettivamente impossibile da ottenere, provocando  l’effetto contrario di rafforzare oltre misura il nemico che si intende invece indebolire e rischiando di precipitare in un pericoloso stato di isolamento?

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